Punto Zero

Status: 
ongoing
Period: 
December 2017 - present
Funding organization: 

P&R Foundation

Executive summary: 

Il Progetto Punto Zero è un laboratorio partecipato per l’innovazione critica. Consiste in un percorso strutturato di indagine, analisi, formazione, confronto ed elaborazione di interventi di policy, ed è dedicato ai principali attori/decisori dei processi di innovazione digita- le che presentano, immediatamente o in prospettiva, implicazioni critiche per la società.
I temi sono individuati tra i casi di innovazione digitale più significativi secondo criteri di rilevanza sociale e politica, tecnologica, per lo sviluppo economico e la varietà di attori/decisori coinvolti.
Ogni tema avrà un suo insieme specifico di attori rilevanti, cioè di soggetti che sono direttamente o indirettamente coinvolti nel percorso di innovazione digitale e nell’individuazione delle sue criticità e potenzialità.
Tra le diverse tipologie di attori dovranno essere presenti quelli che subiscono più intensamente le conseguenze dei processi di innovazione. Un esempio è la partecipazione di rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative per ogni tema in esame. Questa presenza attiva è una caratteristica costitutiva del progetto, che lo differenzia da altre e più tradizionali esperienza di progettazione partecipata.
Per ogni tema trattato, il metodo utilizzato per ragionare di politiche del “digitale”, insieme rigoroso e collaborativo, include
- un ascolto di tutti i portatori di interesse,
- la composizione dello stato dell’arte circa la conoscenza scientifica al riguardo,
- un dialogo tra questioni critiche emerse dalla ricerca teorica, da un lato, e dalle prassi e i
modelli di business già sviluppati, dall’altro,
- la formulazione di raccomandazioni e linee guida per immaginare nuove soluzioni e realizzare nuove pratiche,
- l’utilizzo di tutte le conoscenze ottenute per la formazione dei portatori di interesse, della comunità scientifica e dell’opinione pubblica.
La qualità di questo approccio sta nell’accoppiare l’effettivo coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, compresi i più reticenti all’innovazione, con il massimo rigore scientifico nell’analisi.

Objectives: 

PERSUASORI SOCIAL
Trasparenza e democrazia nelle campagne elettorali digitali
Si legge spesso, e a sproposito, che la rete Internet sarebbe un “far west” privo di regole. In un caso, tuttavia, è drammaticamente vero: non disponiamo di alcun reale strumento di trasparenza circa l’uso politico degli spazi pubblicitari sulle piattaforme digitali. Il problema è emerso nella sua interezza negli Stati Uniti, grazie alle inchieste delle autorità USA su una possibile interferenza straniera nelle elezioni presidenziali che, a novembre 2016, hanno insediato Donald Trump alla Casa Bianca. Ma, ponendosi per uno strumento di largo utilizzo in tutto il mondo come i social media, ha una dimensione globale. E riguarda in prima battuta l’Italia, con una nuova tornata elettorale alle porte.
Una questione di democrazia: allo stato attuale qualunque partito, movimento o soggetto politico — compresi simpatizzanti e “troll” pagati per manipolare l’opinione pubblica — può diffondere messaggi pubblicitari a pagamento su Facebook, Google o Twitter senza dover specificare chi li paga, e dunque da dove provengano. Non solo: caratteristica distintiva dei social network, e fondamento del loro modello di business, è la personalizzazione dei contenuti a cui sono esposti gli utenti. La marea sterminata di dati sugli elettori in loro possesso, consente infanti ai pubblicitari che si servano delle piattaforme di tarare i propri messaggi sulle precise preferenze ideologiche di ogni potenziale elettore bersaglio. Di nuovo, tutto questo può avvenire senza obbligo di rivelare quante categorie di soggetti sono state individuate e come, quanti utenti sono stati esposti a quali messaggi, e quanti compongano la campagna pubblicitaria nella sua interezza.
La situazione lascia insoddisfatti tutti i portatori di interesse a diverso titolo coinvolti nella diffusione o ricezione di pubblicità politica online. Gli utenti soffrono un grave e immotivato deficit di trasparenza, che li priva della possibilità di essere correttamente informati su fonti di finanziamento e natura delle campagne elettorali e politiche. Le istituzioni, così come i ricercatori e i giornalisti, brancolano nel buio circa un aspetto così significativo della vita e del processo democratico. Le piattaforme stesse soffrono il danno d’immagine derivante dall’avere concesso, e in molti casi promosso, un simile livello di opacità, e sono ora costrette a correre ai ripari promettendo una rivoluzione da compiersi a mezzo autoregolamentazione, sperando metta a tacere i critici.
Ma è abbastanza, o servono norme di legge apposite per uniformare il trattamento della pubblicità politica sui social media a quello previsto sugli altri mezzi di informazione di massa? E quali sono, in uno o nell’altro caso, gli ingredienti minimi ed essenziali per soddisfare le esigenze di ogni portatore di interesse, ma insieme dei cittadini e del buon funzionamento della democrazia nell’era in cui è inseparabile dal digitale?
Il nostro laboratorio partecipato intende affrontare questo ordine di domande. E si propone di farlo insieme a ogni categoria di soggetti abbia un legittimo interesse nel mondo della pubblicità politica online
• dotando ogni partecipante di un rapporto esaustivo sullo stato dell’arte in materia, così da favorire un dibattito che parta da una base di conoscenze comuni. La presentazione ai partecipanti della prima versione del rapporto si svolgerà a Roma l’11 gennaio 2018
• discutendo, individualmente e in appositi incontri plenari, le istanze e i punti di vista di ognuno, aiutando un confronto consapevole e, se possibile, produttivo di soluzioni. La discussione si svolgerà nel febbraio 2018.
• stilando, come risultato, una serie di raccomandazioni immediatamente azionabili, concertate e realistiche, per iniettare trasparenza e democrazia nel mondo di quelle che oggi vengono invece dette “dark ads”, pubblicità “oscure” perché visibili solo ai bersagli a cui vengono mirate.
Un metodo dunque, che si serve delle migliori conoscenze scientifiche disponibili per metterle al servizio di buone scelte di policy-making, puntando insieme sulla formazione reciproca, il confronto consapevole e la decisione.
In cambio dell’impegno a partecipare, ogni stakeholder potrà beneficiare di un aggiornamento professionale, di uno strumento di confronto intellettuale e politico, e di un metodo per evitare che una conoscenza incompleta del fenomeno oggetto di indagine aggiunga difficoltà non necessarie all’individuazione di soluzioni possibili.